L’Appia Antica a Terracina da Feronia all’Epitaffio (parte seconda)

Posted on 18. Apr, 2010 by Terracina Rialzati in Arte e Cultura, Eventi artistici e culturali, La Città, Patrimonio artistico, Storia

Continua il nostro viaggio alla scoperta della strada più importante di Terracina, l’Appia antica. Il documento visivo illustra il tratto urbano della via attraverso la città alta, gettando un rapido sguardo sui monumenti principali e una serie di servizi urbanistici ancora in funzione (piazza, fognature, marciapiedi). L’articolo, ancora a firma della professoressa Mari, analizza nel dettaglio la tipologia costruttiva dei monumenti funerari incontrati lungo il cammino che si concluderà oltre Piazza Palatina, più o meno nel punto in cui la strada iniziava la sua discesa verso la piana di Fondi, riunendosi con la variante traianea, il tratto urbano dell’Appia nella città bassa, che comportò il grandioso taglio del Pisco Montano.

Siamo di nuovo al cospetto dei grandi eventi e delle grandi opere che si sono avvicendati lungo la magnifica Via Appia; anche se in parte protetta nel centro storico, osserviamo con rammarico il totale abbandono delle zone più impervie e meno frequentate, luoghi di degrado e abbandono, ai limiti della discariche a cielo aperto, un vero peccato se si considera il panorama mozzafiato della ‘’sosta” sopra Piazza Palatina, uno slargo costruito dai romani per ragioni logistiche e militari (qui si tenne la famosa battaglia di Lautulae). Buona visione e buona lettura a tutti.

LA TIPOLOGIA DEI SEPOLCRI ROMANI LUNGO L’APPIA A TERRACINA*

Dalla classificazione dei sepolcri costruiti lungo l’Appia a Terracina emerge una grande varietà tipologica: monumenti a podio, a dado ed a torre, edicole, fornici, tombe rupestri, a corpo cilindrico, sepolcri a camera e colombari si succedono lungo la Via.

I risultati dell’indagine tipologica che ha permesso di inserire i singoli monumenti catalogati entro le classi tradizionali dell’architettura funeraria romana, tuttavia, non trovano spazio nel presente volume, nel quale si è scelto di prendere in esame analiticamente i resti conservati e di illustrare le loro peculiarità dal punto di vista della tecnica edilizia.

Per quanto riguarda le caratteristiche salienti dei tipi individuati, va notato, sia pure sommariamente, come per i sepolcri a podio, di chiara ascendenza microasiatica, si sia ipotizzata una fusione di influenze ellenistiche con la tradizione del tempio italico. Si tratta, infatti, di edifici funerari strettamente legati a quelli dalla forma di tempio vero e proprio, dai quali si differenziano per il basamento notevolmente elevato, a cui si sovrappongono elementi desunti dall’architettura religiosa.

Fig. 1 - Sepolcri a podio lungo l'Appia inferiore (Archivio fotogr. Archeoclub di Terracina).

Tipologicamente connesse con la classe dei monumenti a podio sono quindi le edicole, per le quali si può postulare una fusione di influenze ellenistiche con elementi tipici dell’architettura templare, cui le edicole stesse fanno evidente riferimento.
Nei fornici, invece, si palesa l’utilizzazione dell’arco in edifici di destinazione funeraria, come, oltre che nel mondo romano, frequentemente accade in ambito etrusco. Evidente appare il collegamento al concetto di transito alla vita oltremondana.
I sepolcri a torre, caratterizzati dal notevole sviluppo in altezza, si presentano come veri e propri segnacoli, con urne presumibilmente poste nelle fondazioni. Per questo tipo, di cui è stata messa in evidenza la derivazione siro-fenicia, vanno sottolineate le interferenze con altre classi di sepolcri, ad esempio le edicole cuspidali, tanto che si è giustamente affermato che «ogni esempio è un caso a sé».

Fig. 2 - Sepolcro ad edicola lungo l'Appia superiore (Archivio fotogr. Archeoclub di Terracina).

Per quanto riguarda le tombe a dado, va rilevato come esse siano riconoscibili a Terracina in via ipotetica, data la poca consistenza dei resti conservati e le indubbie connessioni con altre classi monumentali, in particolare quella dei sepolcri a torre. Molto numerose in ogni parte del mondo romano, esse «associano la sacralità dell’altare alla funzione commemorativa della base». All’interno di questa classe troviamo sepolcri propriamente «ad altare», spesso di dimensioni limitate, coronati da una coppia di pulvini, e monumenti di dimensioni anche molto consistenti che fungevano da base per elementi soprastanti. Per questi ultimi appaiono evidenti i collegamenti con la classe dei monumenti a podio.

Fig. 3 - Sepolcro a torre lungo l'Appia superiore (archivio fotogr. Archeoclub di Terracina).

Presente a Terracina ed anch’esso largamente diffuso nell’ambito dell’architettura funeraria romana è il sepolcro a corpo cilindrico. E’ considerato di derivazione diretta dal tumulo di origine ellenistica e, anche se «non in linea di filiazione diretta», «in assonanza con la tradizione delle tombe etrusche a tumulo di terra» di cui pure rispecchia la forma e la struttura interna, differenziandosene per il basamento che qui diviene di altezza considerevole rispetto al diametro.

Fig. 4 - Sepolcro a fornice lungo l'Appia superiore (Archivio fotogr. Archeoclub di Terracina).

Molto frequenti sono poi i colombari di piccole dimensioni, sepolcri gentilizi ad un solo ambiente, il cui tipo è riconducibile entro la più vasta serie delle tombe a camera, pure attestata, per le quali sono state variamente sottolineare le coincidenze con l’architettura templare e con quella domestica.

Fig. 5 - Colombario lungo l'Appia superiore (Archivio fotogr. Archeoclub di Terracina).

Da segnalare, da ultimo, due sepolcri rupestri ricavati entro la parete rocciosa alle pendici del Monte S. Angelo, forse in relazione con una proprietà privata della zona: si tratta di un tipo comunemente in uso in Etruria, ma che risulta piuttosto frequente anche nel Lazio.

Da un punto di vista cronologico, i sepolcri a podio, a dado, a torre e le edicole mostrano, nel complesso, le caratteristiche di maggiore antichità, potendosi generalmente collocare entro la fine dell’età repubblicana. In particolare, più sicura appare la datazione dei sepolcri a podio e delle edicole, soprattutto sulla base della cortina esterna di rivestimento, mentre per i tipi a dado ed a torre, per lo più ridotti oggi al solo nucleo cementizio, difficile risulta una collocazione cronologica precisa.
Anche per i fornici sepolcrali la datazione sembra da ricercare entro la fine dell’età repubblicana, mentre il grande sepolcro circolare su base quadrata situato fuori l’attuale Porta Romana risulta legato, tipologicamente, ad uno schema molto diffuso tra la seconda metà del I secolo a. C. e gli inizi dell’età imperiale.

Alquanto problematico appare invece il tentativo di un preciso inquadramento cronologico per i sepolcri rupestri, a causa della scarsità di elementi cui fare riferimento; essi, inoltre, pur nell’ambito di una tipologia tipicamente repubblicana, risultano presenti anche in età molto avanzata.

Per la classe dei piccoli colombari, assai simili tra loro, è lecito postulare uno sviluppo cronologico non molto ampio, probabilmente entro i primi secoli dell’impero.

Il sepolcro a camera, infine, può forse essere inquadrato entro la prima metà del I secolo, soprattutto in considerazione dell’accuratezza del paramento e del materiale, il marmo, usato per il rivestimento della facciata.

Fig. 6 - Sepolcro circolare presso la chiesa di S. Maria delle Grazie (foto D. D'Elia).

NOTAZIONI SULLA TECNICA EDILIZIA

L’applicazione delle diverse tecniche costruttive nell’ambito particolare dell’architettura funeraria appare oltremodo varia, mentre piuttosto libera è la combinazione anche di tecniche diverse. E’, del resto, da notare che gli edifici sepolcrali risultano particolarmente soggetti, come è in genere il caso dell’architettura domestica, al gusto personale del committente, a motivi di prestigio personale o familiare e, certo, agli influssi dell’epoca.1

Non sarà inoltre da trascurare come, pur persistendo un forte conservatorismo nelle forme, innovazioni tecniche o sperimentazioni anche di rilievo possano caratterizzare tali monumenti.2

Nei sepolcri della Via Appia a Terracina si nota generalmente un impiego privilegiato dell’opera quadrata, anche se nella maggior parte dei casi tale rivestimento è puramente da presumere. Rimane, oggi, il solo nucleo nella maggioranza dei sepolcri: nulla vieta di ipotizzare, dunque, un più modesto rivestimento di materiale meno resistente della locale pietra o costituito solo di uno spesso strato di intonaco.3

Fig. 7 - Un sepolcro ad edicola lungo l'Appia superiore, in una stampa di L. Rossini del 1839 (Archivio fotogr. Archeoclub di Terracina).

Sia nelle costruzioni funerarie di maggior pregio che in piccoli sepolcri a torre o a dado il rivestimento esterno in opera quadrata appare, comunque, d’obbligo:4 si vedano, ad esempio, i due sepolcri monumentali a podio della Valle.

In questo caso, alla grandiosità degli edifici si aggiunge il fasto di una cortina interamente costituita di blocchi di travertino disposti in opera quadrata di tipo romano, alternativamente di testa e di taglio. In uno dei due, inoltre, un nicchione ricavato nel corpo del sepolcro è rivestito con blocchi di tufo. In entrambi i casi, la penuria di materiali ed il pregio del rivestimento hanno determinato la spoliazione pressoché completa, in epoca successiva, dei monumenti.5

Fig. 8 - Piazza Palatina in un acquerello di C. Labruzzi del 1789 (Archivio fotogr. Archeoclub di Terracina).

Un altro sepolcro certamente dotato di cortina in opera quadrata è quello circolare su base quadrata, che alla fastosità della costruzione unisce il valore del materiale, il marmo, in facciata.

Sempre nel tratto inferiore dell’Appia, svariati sono i sepolcri a torre o a dado oggi del tutto privi di rivestimento e per i quali, per analogia con tombe simili, si può ipotizzare una cortina in opera quadrata. Ricorrente è pure la presenza di una cortina laterizia di scadente fattura, limitata alla parete opposta alla Via.6

L’uso di tale tipo di rivestimento appare dettato, per lo più, da una duplice ragione: l’essere la parete non in vista e la volontà di proteggere il monumento dagli agenti atmosferici. E’, del resto, ricorrente e manifesto il desiderio di arricchire -in modo particolare la facciata e le pareti laterali di tutti i sepolcri, mentre, anche nelle costruzioni più notevoli, materiali più grossolani sono relegati nel lato posteriore.

Fig. 9 - L'Appia antica presso Piazza Palatina (foto D. D'Elia).

Nella menzione dei monumenti in opera quadrata, un certo rilievo acquista un sepolcro dell’Appia superiore, non direttamente visibile dalla Via, in cui è da segnalare la presenza di blocchi di pietra locale, bugnati o forse lasciati semplicemente grezzi, nel retro del basamento. Poco oltre, un più modesto sepolcro a dado rivela analoghe caratteristiche. In particolare in questo tratto della Via e, più avanti, nelle adiacenze di Piazza Palatina, diffusissimo è l’impiego della locale pietra da taglio, di cui dovevano esistere cave nella zona.7 Non è da trascurare, tuttavia, un particolare di un certo rilievo: lastre di travertino sono oggi conservate nei pressi di un piccolo sepolcro a dado e, lungo la Via, è visibile un blocco di tal tipo presso il nucleo sepolcrale, a riprova della presenza, sia pure sporadica, di questo materiale nella zona, in sepolcri di un certo valore.

L’uso dell’opera quadrata, in ambito funerario, è attestato per un ampio lasso di tempo, appunto per il grande prestigio che derivava dall’erezione di una tomba di tal genere. Anche quando si profilano nuove tecniche costruttive o nuovi tipi di sepolcri, un avancorpo in opera quadrata lungo la via contribuisce ad accrescere il valore della facciata, come è il caso dei due colombari situati nelle vicinanze di Piazza Palatina.

Accanto all’opera quadrata, in numerosi monumenti di età repubblicana fa la sua comparsa la cortina esterna in opus incertum. Dapprima limitata ad alcune parti soltanto del sepolcro, come è il caso dell’attico del monumento a podio o dell’interno del sepolcro (ora non visibile), entrambi in opera quadrata, diventa esclusiva in altri. In modo particolare grande interesse acquistano le due edicole funerarie poste sul tratto superiore della Via, in cui è attestato il contemporaneo impiego del paramento in opera incerta con il cotto delle semicolonne angolari, come frequentemente si riscontra in monumenti sepolcrali, soprattutto a Pompei.8

Il processo di progressiva regolarizzazione nella disposizione degli scapoli è attestato in due edifici di particolare rilevanza. Si tratta di due fornici sepolcrali: nel primo la cortina in opera quasi reticolata è limitata alle pareti interne, per un’altezza di cm. 30, mentre la facciata esterna era presumibilmente rivestita in opera quadrata; il secondo fornice mostra invece caratteristiche diverse. In realtà, in questo caso la cortina esterna appare piuttosto in opus reticulatum, con cubilia disposti in modo alquanto disordinato, mentre in facciata il rivestimento doveva essere in opera quadrata. Il sepolcro in questione, come del resto la fitta serie di tombe poste in questo tratto della Via, risulta inoltre innalzato su un basamento in opera quadrata.

Pure largamente attestato è l’uso dell’opera reticolata, con modalità e combinazioni di vario genere. Un rivestimento interno di tal tipo mostra, ad esempio, la camera funeraria del già citato sepolcro circolare. In questo caso particolare l’uso è limitato all’interno dell’edificio, con la disposizione di cubilia alquanto grossolani. Da rilevare, inoltre, l’impiego di un abbondante strato di cocciopesto a ricoprire il pavimento della cella, mentre anche le pareti di questa risultano protette dall’umidità mediante uno strato meno abbondante e più fine di signino.

E’, del resto, costante la presenza di quest’ultimo nella maggior parte dei sepolcri esaminati: ora limitato alla parete retrostante o alla base dell’edificio, ora maggiormente impiegato allo scopo, come detto, di isolare il sepolcro dall’umidità.
Opus reticulatum più regolare si riscontra nel caso del bel sepolcro a camera posto nella Valle. La particolare accuratezza della cortina marmorea, con ammorsature angolari in blocchetti, può far pensare a «tessere tagliate, o forse meglio segate, a filo di coltello e unite con meravigliosa esattezza».9 Anche qui è da rilevare il tipo più grossolano e meno pregiato del rivestimento nel lato posteriore.

Fig. 10 - Sostruzione in opera poligonale dell'Appia antica presso Piazza Palatina (foto V. Grossi, Archivio fotogr. Archeoclub di Terracina).

Sempre in opera reticolata con ammorsature angolari in blocchetti di calcare sono svariati piccoli colombari posti poco fuori la cinta delle mura sillane.10 Nel complesso, però, difficilmente la cortina in opera reticolata appare usata senza il contemporaneo impiego dí mattoni. In uno dei colombari meglio conservati, laterizi appaiono, all’interno, a scandire le ghiere degli archi delle nicchie per le ceneri; all’esterno, nella parete retrostante, a maggior protezione dalle infiltrazioni.11 Un altro piccolo colombario, non visibile dall’Appia, mostra altresì un uso combinato di reticolato e mattoni all’interno ed una cortina laterizia, parzialmente conservata all’esterno.12

Nulla di preciso si può invece affermare circa la struttura del pavimento di questo o degli altri colombari poiché, per lo più, essi risultano interrati o comunque non in vista: in un solo caso, nei pressi del colombario, si è rinvenuto un piccolo frammento di mosaico bianco, da ritenersi presumibilmente pertinente al pavimento di quel sepolcro.13

Per quanto concerne ancora l’applicazione delle diverse modalità costruttive, è da notare come scarsamente diffuso appaia il rivestimento in laterizio. Tralasciando i casi sopracitati ed i numerosi sepolcri con cortina retrostante in mattoni, è conservato un solo edificio interamente rivestito in laterizio, datato dal Lugli al I sec. d. C. Più frequente, come si è visto, è l’alternanza di reticolato e mattoni rilevabile, ad esempio, in un piccolo monumento a dado della Valle o nel recinto esterno di un colombario presso Piazza Palatina. In questo stesso sepolcro, laterizi scandiscono, all’interno, l’attacco della volta a botte e la serie delle nicchie per le olle.

Per quanto riguarda infine i materiali da costruzione, come si è notato, largamente diffusa è la locale pietra da taglio, ma compaiono anche materiali più pregiati, quali il travertino o il marmo bianco; in qualche caso, sia pure limitatamente, si trova impiegato il tufo.14 Del resto, un’analisi particolareggiata dei sepolcri non è, spesso, agevole per le condizioni in cui sono pervenuti; a volte, nel corpo dell’edificio è possibile individuare diversi piani di posa o la diversa composizione del conglomerato cementizio. In alcuni casi il materiale risulta gettato alla rinfusa nella malta, in altri le gettate appaiono più regolari.

In costruzioni di un qualche impegno è possibile inoltre individuare numerosi fori da ponte per le impalcature usate durante l’edificazione. Talvolta, poi, i sepolcri mostrano le fondazioni parzialmente allo scoperto, come si nota ad esempio in piccoli colombari lungo l’Appia superiore.15 Quanto ai sistemi di copertura, diffusa è la volta a botte nei piccoli colombari e nei fornici ancora evidenti sono le tracce della centina. Appare, comunque, difficile stabilire con precisione il tipo di copertura o di coronamento utilizzati altrove: ad esempio, nel grande sepolcro circolare, mentre nella tomba a camera si può ipotizzare la presenza di una volta a crociera poggiata sui rinforzi angolari che appaiono all’interno.

In conclusione, i monumenti funerari di Terracina non presentano particolarità di grande rilievo nei sistemi costruttivi: quasi sempre il sepolcro appare un semplice segnacolo, costituito di nucleo e cortina di rivestimento. Pressoché inesistenti sono le tracce di eventuali decorazioni esterne: nel complesso, pochi risultano essere gli edifici monumentali e di questi si è cercato di segnalare i caratteri più evidenti.

Fig. 11 - Piazza Palatina con, a destra, la sostruzione dell'Appia antica (foto D. D'Elia).

Anna Rita Mari


[*]AA.VV. La Via Appia a Terracina. La strada romana e i suoi monumenti, Studi in occasione del 23° centenario dell’Appia, Casamari 1988.

[1] Cfr. BLAKE 1947. pp. 112 e 147; MANSUELLI 1963, p. 183.

[2] Si veda, ad es., il rivestimento interno della tomba di Cecilia Metella, lungo l’Appia Antica a Roma, con cortina in laterizio: una delle prime attestazioni dell’impiego di tale tecnica (cfr. QUILICI 19772, p. 52).

[3] Cfr. REGGIANI 1980, p. 24-25

[4] Cfr. BLAKE 1947, p. 112

[5] Il secondo edificio era rivestito di blocchi di travertino, tranne l’attico. in opera incerta molto curata.

[6] Si tratta nella maggior parte dei casi di materiale di reimpiego: tegole, coppi. frammenti di anfora. ecc.: nel monumentale sepolcro n. 28, in opera quadrata. la sopraelevazione nel lato posteriore è «in pezzi di cotto (…) in modo che ricorda un po’ l’opus spicatum»: LUGLI 1926, e. 184, n. 9-I.

[7] La città era rinomata in antico, per la qualità della calce ricavata dal calcare della zona: PORPH, Ad Hor. se., I, 5, 25-26.

[8] Nella necropoli di Porta Nocera molte sono le tombe con alternanza di opus incertum e laterizio: efr. LA ROCCA-DE VOS 1976, p. 260, nn. 4. 6, 10, 12. 14. p. 261, n. 30. p. 262. n. 11 (recinto). p. 263, nn. 23. 29: D’AMBROSIO-DE CARO 1983, 13 ES, I OS. 9 05, 23 OS, 27 OS. 34 aEN, 36 EN.

[9] LUGLI 1926. c. 11. n. 18. L’Autore sottolinea inoltre la perfezione che caratterizza anche i blocchetti delle ammorsature.

[10] Cfr. supra. p. 45 ss.

[11] Il rivestimento interno o esterno in mattoni è diffusissimo nell’ambito dell’architettura funeraria un po’ ovunque: cfr. LUGLI 1957, pp. 27 e 532 ss.

[12] La camera sepolcrale era collocata al di sotto del livello stradale: non è possibile comunque stabilire, attualmente, se nella parte superiore del sepolcro si ergesse un secondo piano direttamente sull’Appia: cfr. LUGLI 1926. cc. 184-185, n. 9-II.

[13] Frequente nei colombari, oltre ai semplici pavimenti in cocciopesto o in terra battuta: ad es. LUGLI 1919, p. 317.

[14] Oltre che nel nicchione posteriore del sepolcro, in tufelli gialli sono le ghiere degli archi delle nicchie in alcuni colombari.

[15] Da notare come, in qualche caso, la parete di un sepolcro poggi in parte direttamente sulla roccia viva.

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