Il teatro romano di Terracina
Posted on 22. Aug, 2010 by Terracina Rialzati in Arte e Cultura, Eventi artistici e culturali, La Città, Patrimonio artistico, Storia, Terracina Rialzati
Abbiamo avuto modo di restaurare, durante questi giorni di vacanza, un servizio che era stato approntato in tutta fretta e che pubblicammo come terza puntata della rubrica “I nostri tesori”. L’occasione per quel lavoro, programmato in tempi più maturi, fu il clamoroso caso di incuria e abbandono in cui versavano gli scavi del teatro romano della nostra città. Una passeggiata qualunque su nel foro si trasformò in un documentario di denuncia. La necessità di rispettare gli impegni previsti con i nostri affezionati visitatori, ci costrinse a mettere insieme un video quasi di fortuna. Oggi con un po’ di esperienza e qualche giorno di tempo, abbiamo rimesso mano al filmato, aggiungendo didascalie più precise e una ricostruzione video 3D esemplificativa dello svolgimento tipo di una rappresentazione teatrale nel mondo romano.
Caso ha voluto che un recente dibattito su come valorizzare i nostri monumenti, abbia posto l’accento sul recupero da un punto di vista funzionale delle strutture di svago e incontro dell’antichità: noi riteniamo, molto umilmente, che l’unico edificio opportuno sotto questo aspetto, insieme a strutture urbanistiche antiche già deputate a questi uffici (vedi il foro Emiliano), completamente ristrutturato e fruibile (con severa attenzione alla sicurezza di resti e degli spettatori), sull’esempio di altre città d’Italia, sia il nostro teatro, nato per ospitare i più svariati eventi mondani.
Un serio percorso di recupero dell’edificio eviterebbe lo scempio di altri siti del tutto incompatibili con afflussi indiscriminati di persone e spettacoli fuori tema.
Genericamente citato dagli storici, vagamente ricostruito in base all’orografia e alla fitta urbanizzazione del quartiere “Palma”, le cui case, come noto, si sono sviluppate disponendosi lungo un semicerchio, il sito del teatro è stato archeologicamente acquisito solo dopo i bombardamenti dell’ultima guerra e lo scoprimento di importanti resti, celati da antiche costruzioni medievali e moderne. Solo verso la metà degli anni ’90 è stato sottoposto ad un’indagine scientifica da parte della Soprintendenza Archeologica del Lazio che, in collaborazione con il Comune di Terracina, ha avviato una serie di scavi e sondaggi che hanno permesso una ricostruzione veritiera, ma parziale, di tutta l’area nord del Foro Emiliano.

Mentre ci riserviamo di presentarvi in altro momento le analisi e le ricostruzioni di questi importanti scavi vorremmo fare alcuni brevi cenni su quello che è stato il teatro classico antico e la funzione sociale ad esso legata. Per facilitare la comprensione dell’esatta disposizione ed aspetto finale dei resti ritrovati abbiamo deciso di inserire delle immagini 3D del teatro romano di Cassino, sulla base dei recentissimi studi effettuati sul sito archeologico per conto del Ministero dei Beni Culturali e del Museo della città di Cassino. Tale scelta è favorita dalla sorprendente somiglianza tra i due edifici (certamente più del teatro di Pompei, da sempre scelto come sito esemplificativo). Buona visione e buona lettura a tutti.*
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L’Antico teatro greco
L’origine del teatro occidentale va ricercata all’interno di quelle cerimonie religiose che avevano una grande importanza nella vita delle popolazioni dell’antica Grecia. I rituali occasionali divennero ricorrenze, i siti improvvisati, luoghi naturali, deputati ad accogliere l’evento. Le prime strutture stabili condividevano dei rapporti ben precisi tra le parti che le componevano, rispettando totalmente la ritualità da cui prendevano origine. Vediamo nel dettaglio queste componenti, sopravvissute, in parte, nei teatri dei giorni nostri. L’Orchestra, (gr. ὀρχήστρα), era uno spazio piano, certamente livellato e circolare che ospitava il coro, con al centro un altare (gr. θυμέλη, thimele), attorno al quale si radunava per assistere alla celebrazione, il pubblico, θέατρον (theatron, teatro, da θεᾶσθαι, vedere). Gli attori recitavano davanti la Skenè (gr. σχηνή), l’edificio scenico, che originariamente aveva una funzione pratica, permettendo agli attori di prepararsi senza essere visti. Due avancorpi laterali, i paraskenia (gr. παρασχήνια), contenevano il proscenio (gr. προσχήνιον), un palco in legno profondo pochi metri e leggermente rialzato rispetto all’orchestra, su cui si muovevano gli attori. Due corridoi laterali, i parodos (gr. πάροδος) permettevano l’ingresso del pubblico sulle gradinate (gr. κοίλον, koilon), divise in ordini dai διαζώματα (diazomata, pianerottoli, che correvano lungo tutto il semicerchio), e dalle σκάλες (skales, i gradini che conducevano ai vari livelli). I posti riservati alle autorità (religiosi e cittadini illustri) erano i προεδρία (proedria), situati a livello dell’orchestra nel zone più centrali. Il teatro greco resta strettamente connesso con la funzione religiosa da cui trae origine, mentre due sono le rappresentazioni che ne favoriscono lo sviluppo: la tragedia e la commedia.
La Tragedia nasce dai cori ditirambici eseguiti nelle cerimonie in onore di Dioniso: improvvisati e rapsodici, furono successivamente poeticizzati forse da Arione di Metimma. Nella processione il canto, eseguito dai seguaci del dio, era diretto da una guida: Tespi trasformò questo capo nel primo attore che dialoga con il coro, proponendo argomenti slegati dalle vicende del dio. Siamo intorno al VI secolo a.C., con l’introduzione del secondo e poi del terzo attore nasce definitivamente il dramma, portato a compimento dai tre grandi tragediografi greci, Eschilo, Sofocle, Euripide.
La Commedia nasce da un corteo simile a quello della tragedia, ma meno solenne, il comus (gr. κῶμος) una manifestazione cittadina sempre in onore di Dioniso che terminava con un canto fallico. Il clima ludico favoriva una partecipazione diretta del pubblico che spesso rispondeva al coro del corteo. La commedia si caratterizza infatti proprio per la presenza di due cori, un elemento portante delle opere di Aristofane.
Il teatro romano
I Romani cominciarono a costruire edifici teatrali stabili in muratura soltanto dopo il 30 a.C.1 Contrariamente al teatro greco, a Roma le rappresentazioni sceniche non erano collegate direttamente alla religione, ma cercavano principalmente il divertimento. In età imperiale quando la struttura in pietra prese piede, alcune caratteristiche strutturali trovarono piena affermazione: il proscenio (proskenion) era più basso e profondo con una fronte ornata di colonne e fregi, la scaenae frons (Skenè ) aveva dimensioni maestose; la cavea (koimos) subì una riduzione, assumendo la rigida forma di un emiciclo, suddiviso in corridoi e rampe (vomitoria) che formavano dei piani, spesso ornati; di conseguenza l’orchestra finì per perdere il suo antico ufficio di luogo deputato allo svolgimento di una solenne cerimonia e si ridusse a metà, ospitando non solo i palchetti delle autorità ma anche spettacoli gladiatori, finte battaglie navali o balletti acquatici 2.
Non esisteva più una netta demarcazione tra il luogo in cui si muovevano gli attori e i posti riservati agli spettatori. Pertanto gli antichi ingressi posti ai lati della scena (parodoi), finirono per essere integrati alle strutture, ricavando sulle mura di questi passaggi i famosi tribunalia (palchi in cui si ospitavano le autorità). Presto ci si rese conto che il teatro poteva essere costruito non seguendo l’antico criterio greco del luogo adatto per conformazione naturale (come un declivio), ma progettato per occupare un terreno pianeggiante. L’intera costruzione doveva quindi essere circondata da grandi mura che racchiudevano tutto il complesso, espediente che favoriva l’inserimento anche in complessi urbani centrali come il foro. Per compensare l’altezza della cavea anche la scaenae frons subì un innalzamento, presentando un compatta foresta di elementi architettonici. Una struttura di questo tipo permetteva la chiusura superiore ad opera di un velum. I Romani inventarono anche il siparium un telo che poteva essere usato per coprire parti della facciata dietro gli attori.
A Roma le rappresentazioni teatrali si svolgevano durante i giochi, le feste, le cerimonie religiose o i trionfi militari.3 L’organizzazione spettava allo Stato che, essendo il committente delle opere teatrali, marcava l’evento in chiave politica e propagandistica. Questo controllo esercitava una forte censura preventiva sui contenuti dei testi, proponendo spesso al pubblico romano rappresentazioni che favorivano il divertimento più che dalla tensione religiosa o politica. Era normale che accanto alla recitazione si celebrassero corse di carri, combattimenti dei gladiatori, spettacoli di acrobazia e danze.
Il teatro romano di Terracina

I primi resti affiorati in opera incerta datano il teatro al tardo periodo repubblicano. Alcuni grandi nicchie scavate in età medievale rilevano come la struttura sia poggiata sul banco roccioso della collina e quindi costituisca un originale ibrido, in parte concepito in piano, in parte sviluppato sul declivio naturale, seguendo l’orografia del luogo. I resti di due pavimentazioni, repubblicana e imperiale, le pareti tutte foderate di intonaco dipinto, la grande quantità di resti architettonici in ottimo stato di conservazione come lesene, basi e capitelli, testimoniano interventi di abbellimento e sistemazione dell’area in fasi diverse.
I visibili resti di colonne e strutture murarie adiacenti al foro fanno supporre l’esistenza di un grande portico che aveva sia una funzione ricreativa, servendo da passeggiata durante gli intervalli o prima degli inizi dello spettacolo, sia una funzione pratica, costituendo un riparo da piogge improvvise.

Immediatamente dietro il portico comincia la scena, maestosa, con le sue tre grandi porte e un ordine di colonne costruito su due livelli, insieme ad una selva di elementi architettonici. Il proscenio misura circa sei metri di profondità ed era in legno; il frontale, in opera reticolata, era coperto di intonaco ma anche di lastre di marmo, rifinite con cornici alla base modanate. La maggior parte dei reperti recuperati, riguardanti la decorazione architettonica, sotto stati sistemati vicino la casa torre di Orazio Migliore, dentro il tempio di Vicolo Pertinace, mentre i resti più pregiati, sono nei magazzini comunali: statue, intonaci dipinti, epigrafi capitelli, decorazioni. Una particolarità, è costituita dall’aditus gemello (il corridoio di ingresso che proviene da Via Porta Nuova): troviamo infatti uno pavimento in piano inclinato, un adattamento all’orografia del luogo, la collina, che non è stato possibile spianare; anche la volta si presenta inclinata. A sorpresa, due grandi arcate individuano gli accessi alla galleria, uno dei quali conduceva direttamente al Foro.
Questa galleria come l’altra è in opera incerta ovvero repubblicana (80-70 a. C.), ed è stata ristrutturato e abbellita nel periodo imperiale. Sono tra le murature più antiche del Foro Emiliano, con lacerti di intonaco ancora perfettamente conservati.4 Tutta la muratura è in calcare locale: una parte dei materiali da costruzione per il teatro provengono proprio dallo sbancamento della collina.
Il crollo del teatro, dovuto ad un incendio ed alle devastazioni di epoca medievale, ha permesso la conservazione del sito. Ricoperto dalle macerie, è stato sfruttato come vasta sostruzione emiciclica per le case torre in epoca medievale, dando vita ad un quartiere dalle forme caratteristiche.5
Paradossalmente, è stato solo grazie al terribile bombardamento del 1943 che il quartiere, quasi interamente distrutto, ha rivelato l’esatta ubicazione del sito, avviando una complessa operazione di recupero e riadattamento.6




In base alle informazioni fornite è evidente che un teatro è una struttura diversissima da un anfiteatro, da un punto di vista sia architettonico che logistico, anche se, nel caso delle cerimonie romane, sacro e ludico si confondevano spesso.
Deprecabile l’incuria e la totale accessibilità dell’area: del tutto abbandonati sono diversi resti di elementi architettonici decorativi come fregi a palmetta, dimostrazione della ricchezza della struttura, modanature di ogni tipo, pezzi di colonne, capitelli, mensole ecc. Resta auspicabile un intervento immediato che ponga il sito, ancora cantiere, in sicurezza, impedendone l’accesso e mettendo sotto custodia i preziosi ritrovamenti sparsi su tutto l’antico quartiere.
[*]Nel video ci riferiamo al ”nostro teatro come ”il nostro Colosseo”: l’espressione va giustamente riferita all’importanza sostanziale del monumento per la nostra città (fatte le debite proporzioni col simbolo di Roma!) e non strutturale essendo le due costruzioni, anfiteatro e teatro, diversissime, e dal punto di vista architettonico e per la ”destinazione d’uso; tuttavia la storia riporta che non è sempre esistita una netta demarcazione e che i due edifici potevano ospitare alcuni spettacoli simili⇑
[1] Si ricorda che a Roma era stato edificato, nel 55 a.C. il grande teatro di Pompeo, mentre si può portare ancora più indietro la datazione per la costruzione di impianti teatrali stabili nelle Provincie, dove non era necessario, né particolarmente sentito, il rispetto dei boni mores cari ai Romani. ⇑
[2]L’orchestra era spesso chiusa da un muro perimetrale che permetteva l’utilizzo per questo genere di intrattenimenti. ⇑
[3]I ludi Romani si celebravano in settembre, in onore di Giove Ottimo Massimo, nel Circo Massimo; alla loro organizzazione erano preposti gli edili curuli; i ludi plebei, istituiti nel 220 a.C., che avevano luogo in novembre nel Circo Flaminio, pure in onore di Giove; a partire dal 200 a.C., vi furono introdotte le rappresentazioni drammatiche, inaugurate con lo Stichus di Plauto; alla loro organizzazione erano preposti gli edili plebei; i ludi Apollinares, istituiti nel 212 a.C.; si svolgevano in luglio, presso il tempio di Apollo (per commemorarne un oracolo); alla loro organizzazione era preposto il pretore urbano; i ludi Megalenses, in onore della Magna Mater; istituiti nel 204 a.C. (aprile), furono arricchiti di ludi scaenici a partire dal 194 a.C.; alla loro organizzazione erano preposti gli edili curuli; i ludi Florales, in onore di Flora: in essi predominavano gli spettacoli di mimi (dal 28 aprile al 3 maggio); i ludi Ceriales, in onore di Cerere; istituiti nel 551 a.C., si svolgevano dal 12 al 9 aprile: organizzati dagli edili plebei, prevedano rappresentazioni teatrali per tutta la loro durata tranne che per l’ultimo giorno, in cui si svolgevano ludi circenses o giochi di animali. ⇑
[4]Questo dimostra l’esistenza del foro già in tarda età repubblicana, ampliato e abbellito in età imperiale con la costruzione delle altre gallerie sostruttive ecc. ⇑
[5]Nel medioevo si è usata la galleria come fondazione della casa torre di Via porta nova e una parte dell’aditus era visibile perché anticamente sul sito era stata ricavata una cantina. ⇑
[6] La situazione di totale degrado ed abbandono perdura ancora oggi nonostante le diverse iniziative e fondi stanziati per il recupero. A ridosso delle mura antiche, l’amministrazione ha pensato bene invece di risistemare un quartiere distrutto dalle bombe, di creare improbabili aree verdi (un giardino pubblico): è il caso di via della Scifa, una strada pubblica con i resti delle case abbattute. Ovviamente, dove c’è degrado materiale c’è anche il degrado sociale.⇑
Terracina Rialzati








Alejandro Britos
20. May, 2011
Buongiorno dalla Spagna. Sto facendo un lavoro sui teatri romani negli ultimi sei anni ho visitato circa quattrocento teatri in diciassette paesi. Il prossimo luglio, tornerà in Italia per visitare alcuni non ho visto, tra me piacerebbe visitare la scena di Terracina, immagina che il teatro è chiuso e non aperto al pubblico, ma qualcuno può dirmi che devo affrontare per chiedere autorizzazione per la visualizzazione. Le sarei molto grato. Cordiali saluti. Alejandro Britos.
Salvatore Bernardo Carnevale
20. May, 2011
Caro Alejandro, quando a luglio sarai in Italia spedisci una mail all’indirizzo terracinarialzati@gmail.com e vedremo di organizzarti una visita con l’Archeoclub, sezione di Terracina che, tramite accordo col Comune, potrà farti visitare i resti del nostro teatro, attualmente chiuso al pubblico, perché cantiere aperto. Un saluto, Salvatore
Paola e Mauro
27. Jun, 2011
Le finestre della nostra casa si affacciano sui resti del teatro, o meglio sull’immondizia che ricopre i resti del teatro!! ci sono topi, serpenti e….immondizia, immondizia, immondizia….oltre il teatro le nostre finestre ci offrono la veduta del palazzo comunale…….sic! le antiche cantine sotto la nostra abitazione vengono affittate a schiere di ragazzi extracomunitari in totale dispregio di ogni regola amministrativa. le stradine sono piene di cacca ed erbacce….. in estate, la sera siamo costretti a subirci il frastuono delle manifestazioni musicali ( voi capite quali, vero?) fino alle due di notte. faccio fatica a voler ancora bene a quella terracina che mi ha incantato con i suoi profumi e i suoi paesaggi….abbiamo uno dei centri storici più belli d’Italia, ma gli amministratori, mi dispiace, non sono proprio all’altezza del compito. Per amministrare un paese ci vogliono le competenze. Mi è arrivata intanto la prima rata della bolletta dell’immondizia da pagare….mi prendete in giro, vero?? Ragazzi, a voi i miei complimenti. avrete il mio sostegno, ma a Terracina sarà dura portare avanti il vostro progetto. a presto, paola.
Caterina de Santis
20. Jan, 2012
Salve a tutti, mi chiamo Caterina, sono di Terracina ma vivo a Bologna da 12 anni. Ho studiato al Dams(teatro) ed ora sto studiando Arte per abilitarmi all’insegnamento.
Mi sto appassionando soprattutto all’arte greca e romana e spontaneamente a volte mi vengono in mente punti di riferimento con Terracina, edifici, templi ed altro.
Nei libri della Electa/Mondadori ho letto che in Antica Grecia esisteva il Bouleuterion, edificio nell’aspetto simile ad un teatro, con gradinate per sedere e con tetto ligneo sostenuto da colonne. Questo edificio si trovava nei pressi della stoà, cioè porticato. Considerando che la cultura Romana assorbe tutto ciò che è ellenistico potrebbe darsi che inizialmente questo teatro Romano di Terracina fosse un Bouleuterion?
Esempi di città ellenistiche (pianta della città di Pergamo 200 a.C) hanno dimostrato che molte città dell’epoca avessero una Porta sud di entrata ( porta Romana)
attraversata da una strada principale che conduceva all’agorà bassa della città ( piazza Municipio) circondata da portici che ospitavano botteghe. In tempi antichi sicuramente Piazza Municipio era l’agorà bassa(Terracina bassa non esisteva in quanto palude).
Con l’avvento di Traiano che diede un nuovo assetto alle città sicuramente quest’area rimase incolume nella struttura e da Agorà si trasformò in Foro.
I Mercati di Traiano a Roma sono un esempio dell’assetto urbanistico di molte città, non a caso Traiano fece molte opere a Terracina. I Mercati di Traiano erano un vero e proprio quartiere commerciale, una sorta di Grande Magazzino dell’antichità ed erano costruiti a semicerchio su cinque piani che comprendevano negozi, botteghe, sale. Nella strada principale della Piazza Centale (Piazza Minicipio) si apriva lateralmente un semicerchio laterale dal quale si ergevano sempre in semicerchio questi negozi.
Io penso che attribuire ad una struttura semicircolare l’epiteto di Teatro Romano è un po’ riduttivo……..
Caterina de Santis
20. Jan, 2012
…………sicuramente il Teatro Romano di Terracina ha avuto anche altre funzioni nella Storia.
Mi piacerebbe che si approfondissero studi a riguardo e confrontarmi con altri.
Caterina de Santis